Digital Identity in the Migration & Refugee Context

Italy Case Study

Mark Latonero, Keith Hiatt, Antonella Napolitano, Giulia Clericetti, Melanie Penagos

Published 04.12.19
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For migrants and refugees in Italy, identity data collection processes can “exacerbate existing biases, discrimination, or power imbalances.” Digital Identity in the Migration & Refugee Context analyzes the challenges arising from this digital ecosystem and identifies three major areas of concern: bureaucratic bias in identity systems; privacy and mistrusted systems; and organizational data responsibility. The report is co-authored by Mark Latonero (Principal Investigator), Keith Hiatt, Antonella Napolitano, Giulia Clericetti, and Melanie Penagos.

One key struggle is obtaining meaningful consent. Often, biometric data is collected as soon as migrants and refugees arrive in a new country, at a moment when they are vulnerable and overwhelmed. Language barriers exacerbate the issue, making it difficult to provide adequate context around rights to privacy. Identity data is collected inconsistently by different organizations, all of whose data protection and privacy practices vary widely.

"The systems that use identity data to classify individuals along political and economic lines can have lasting effects on their rights and freedoms."
–Digital Identity in the Migration & Refugee Context

While Digital Identity is grounded in the Italian context, it has implications for refugees and migrants’ data privacy globally. The authors offer recommendations for stakeholders—including international organizations, policymakers, civil society, technologists, and funders—seeking to build stronger data protections.

Report findings are based on interviews in Italy with refugees and migrants, local NGOs, government agencies, and international organizations. It was produced by Data & Society Research Institute, a New York City-based nonprofit focused on the societal implications of automated and data-centric technologies, and comes out of the long-standing Data & Society research project Human Rights, Data, and Migration. Previous reports from this project include Refugee Connectivity.

Research in Italy was supported by Data & Society’s local partner, Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (CILD), a coalition of civil liberty organizations throughout Italy.

Recommendations

  • Stakeholders, particularly civil society, should be attuned to issues of migrant data collection and closely monitor any development of digital identity systems by government, international organizations, corporations, or NGOs. Civil society should advocate for the protection of fundamental rights and the creation of mechanisms for remedy and redress in digital identity systems.
  • The NGO community should pursue more training for data protection and data responsibility practices.
  • Foundations and funders should support data protection, data responsibility, and informed consent practices for their grantees. Funders should re-evaluate all requirements for organizations that collect, process, or share identity data on migrants and refugees. Donors should consider specifically funding the processes and tools of safe and dignified data collection. A technical audit of data security, as well as a human rights impact assessment, should be undertaken for organizations using any technology in the migration data ecosystem.
  • Organizations employing cultural mediators should provide training on data protection, privacy, and informed consent. Guidelines for cultural mediators should be set at both international and national levels.
  • More research is needed to build trust in the digital identity ecosystem, to develop opportunities for technologies to improve migrant and refugee inclusion, and to formulate effective policy responses.

Identità digitale, Migranti e Rifugiati: Il caso italiano

Per migranti e rifugiati in Italia, i processi di raccolta dei dati d’identità possono “esacerbare pregiudizi, discriminazioni, o asimmetrie di potere.” Identità Digitale, Migranti e Rifugiati analizza le sfide che provengono dall’ecosistema digitale e identifica 3 aree principali di preoccupazione: il pregiudizio sistemico nei sistemi d’identità; privacy e sistemi non affidabili; e responsabilità organizzativa nell’uso dei dati. Il rapporto è stato realizzato da Mark Latonero (Principal Investigator), Keith Hiatt, Antonella Napolitano, Giulia Clericetti, and Melanie Penagos.

Una sfida chiave è ottenere un autentico consenso (non solo formale). Spesso, i dati biometrici sono raccolti appena migranti e rifugiati arrivano in un nuovo paese, in un momento in cui sono sopraffatti e vulnerabili. Le barriere linguistiche esacerbano la situazione, rendendo difficile fornire un contesto adeguato al diritto alla privacy. Dati d’identità vengono raccolti in modo incoerente da diverse organizzazioni, le cui rispettive pratiche di protezione dei dati personali variano molto.

Sebbene Identità Digitale, Migranti e Rifugiati sia focalizzato sul contesto italiano, ha implicazioni sulla tutela dei dati personali di rifugiati e migranti a livello globale. Gli autori offrono raccomandazioni per gli stakeholder, incluse organizzazioni internazionali, decisori politici, società civile, esperti di tecnologia e donatori, interessati alla costruzione di più forti sistemi di protezione dei dati.

I risultati della ricerca si basano su interviste in Italia con rifugiati e migranti, ONG locali, agenzie governative, e organizzazioni internazionali. È stato prodotto da Data & Society Research Institute, una no-profit con base a New York focalizzata sulle implicazioni sociali delle tecnologie di automazione e centrate sui dati, e nasce dal suo progetto di ricerca di lungo termine su Dati, Diritti Umani e Privacy. Precedenti rapporti di questo progetto sono Governing Artificial Intelligence e Refugee Connectivity.

La ricerca in Italia è stata supportata dal partner locale di Data & Society Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (CILD), una rete di organizzazioni che si occupa di libertà civili in Italia. CILD ha anche tradotto la versione italiana di questo rapporto.

Raccomandazioni

  • Gli stakeholder, in particolare la società civile, dovrebbero essere in sintonia con le questioni relative alla raccolta di dati sui migranti e monitorare attentamente qualsiasi sviluppo di sistemi di identità digitali da parte di governi, organizzazioni internazionali, società o ONG. La società civile dovrebbe difendere la protezione dei diritti fondamentali e la creazione di meccanismi di rimedio e riparazione nei sistemi di identità digitali.
  • La comunità delle ONG dovrebbe puntare ad una maggiore formazione per la protezione dei dati e le pratiche di responsabilità dei dati.
  • Fondazioni e donatori dovrebbero sostenere la protezione dei dati, l’uso responsabile dei dati personali e le pratiche di consenso informato da parte delle organizzazioni che finanziano. I donatori dovrebbero rivalutare tutti i requisiti per le organizzazioni che raccolgono, elaborano o condividono i dati di identità su migranti e rifugiati. I donatori dovrebbero prendere in considerazione il finanziamento specifico di processi e strumenti per la raccolta di dati sicuri e rispettosi della dignità umana. Un audit tecnico sulla sicurezza dei dati, nonché una valutazione d’impatto sui diritti umani, dovrebbero essere intrapresi da parte di tutte le organizzazioni che utilizzano qualsiasi tecnologia nell’ecosistema dei dati in contesto migratorio.
  • Le organizzazioni che impiegano mediatori culturali dovrebbero fornire formazione sulla protezione dei dati, sulla privacy e sul consenso informato. Le linee guida per i mediatori culturali dovrebbero essere stabilite a livello internazionale e nazionale.
  • Sono necessarie ulteriori ricerche per rafforzare la fiducia nell’ecosistema dell’identità digitale, per sviluppare opportunità di sviluppo tecnologico finalizzato al miglioramento dell’inclusione di migranti e rifugiati e per formulare risposte politiche e prassi efficaci.
 

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